Critica – Nuvole Barocche
Nuvole Barocche è un modo diverso dagli altri per ricordare il decennale della morte di Fabrizio De André. Niente canzoni – se non qualche nota appena accennata nei cambi di quadro – niente poesie, niente celebrazioni del genio trasgressivo e un po’ maledetto del grande “Faber”. I giovani interpreti evocano la figura di De André con un articolato intervento drammaturgico, destrutturando l’identità del personaggio e attribuendosi ognuno un aspetto diverso delle caratteristiche che hanno segnato l’ispirazione e la poetica dell’artista. (…) Il rischio di un attacco di claustrofobia prospettato dall’ambiente e dalla situazione in cui la vicenda si svolge è brillantemente evitato dall’impostazione dinamica con cui i tre attori principali affrontano la loro fatica. Ad una recitazione piena di ritmo e ben calibrata, i tre aggiungono una straordinaria abilità di movimento che si esalta quando viene rappresentato, in modo vivido e avvincente, l’effetto di un incubo che agita il sonno dei protagonisti: una danza acrobatica e frenetica che esprime direttamente, attraverso un messaggio visivo che non necessita di altre mediazioni, l’ansia, il timore, le esitazioni, il rimorso dei tre disperati che attendono di entrare in azione.
Lino Zonin, Il Giornale di Vicenza
Lino Zonin, Il Giornale di Vicenza
Si tratta di uno spettacolo davvero ben congegnato: il giovane trio, fresco di accademia teatrale, lo ha messo a punto continuando poi a lavorare ai suoi meccanismi, fino a raggiungere un ottimo equilibrio drammaturgico. (…) Ma ciò che più colpisce di questo Nuvole barocche, (…) è la presenza scenica di Setti, Stano e Di Luca, che danno volto e corpo ai loro personaggi con grande energia e convinzione, sia nei flash-back che ironizzano sulle loro “sfighe” giovanili, sia nel lungo intermezzo notturno tormentato dagli incubi del più fragile di loro: qui, in particolare, tutta la vitalità repressa dei tre amici esplode in una coreografia molto efficace, che dà modo agli attori di sfoggiare abilità ginniche non comuni ed una perfetta sincronia nei movimenti in scena. Acrobazie e ritmo, d’altra parte, caratterizzano la regia dell’intero spettacolo, insieme ad un simpatico tocco di realismo nell’omelette e nel caffè realmente preparati su un fornellino da campo e consumati sul palco.
Elisabetta Colla, Teatro.org
Elisabetta Colla, Teatro.org
Una giostra di dialoghi ben ritmati, coreografie dinamiche e sincronismo gestuale diverte il pubblico, ammirato dall’indiscutibile preparazione atletica di quello che sembra essere un corpo a tre teste: Pier, Beppe e Nico. Tre teste per altrettante caratteristiche: emarginazione, alcolismo e anarchia. (…) Carrozzeria Orfeo crea un interessante gioco di specchi pieno di energia e voglia di fare, La poetica di Faber, contraddistinta dall’umanizzazione di figure socialmente emarginate si riflette sui tre personaggi, che da sequestratori, diventano a loro volta sequestrati. Un omaggio vivo e onesto al poeta a dieci anni dalla scomparsa e a trenta dal sequestro, un’occasione diversa per evocarlo senza cadere nella retorica. Applausi e consenso del pubblico. Dori Grezzi, al termine della rappresentazione, sale sul palco a fianco dei tre teatranti e si complimenta sentitamente, in particolare per essere riusciti a mettere in luce l’aspetto ironico dello spirito del cantautore.
Aloisa Clerici, Centro Italiano Attori
Aloisa Clerici, Centro Italiano Attori
Ritmo incalzante e dialoghi briosi sono gli ingredienti principali di questo spettacolo interessante e imprevedibile, privo di retorica e di intenti didascalici. Gli attori, preparati e ben affiatati, trascinano lo spettatore in una graduale discesa agli inferi colorita da parentesi divertenti e talvolta esilaranti.
Antonella Fontanella, Sindromedistendhal.com
In un ambiente cupo: tre personaggi confusi e disperati, un materasso, qualche sgabello e dei giornali. E’ la fine anni degli ’70: tutti i quotidiani riportano la notizia del rapimento di Fabrizio De Andrè e Dori Grezzi; parallelamente i protagonisti in questione complottano sul rapimento di un bambino. I loro giorni trascorrono tra pasti frugali e sonni poco sereni; non si è in pace con se stessi, non si è in pace con il mondo esterno. Ne seguiranno crisi, cedimenti, inquietudine, abbandoni, frustrazioni. L’impossibilità degli stessi di tornare indietro, di riscattarsi, di recuperare la propria identità riflette – nella lettura di Di Luca, Stetti e Stano – la crisi di un movimento, quello studentesco e operaio dei drammatici anni di piombo.(…)
“Nuvole Barocche”, ispirato dall’omonimo album di Fabrizio De Andrè, è riflesso dell’anima dei nostri protagonisti in cui “qualcosa si è rotto per sempre e, come la pioggia, chiede di essere liberato”. Eccezionali e degni di plauso i protagonisti per il ritmo e la preparazione atletica. Essi, attraverso una coreografia dinamica e precisa, si esprimono in un originale, coinvolgente e sincronizzato gioco gestuale.
Marcella Siano, Teatro.org
Nuvole Barocche: lo firmano, testo e recitazione, tre giovani di talento, amici nella vita, tutti freschi di diploma alla “Nico Pepe” e ora autori-attori-registi di se stessi per uno spettacolo caricato a molla dall’energia, dall’urgenza generazionale, dalla necessità.
In scena, sono Nico l’anarchico, Beppe l’alcolizzato, Pier l’emarginato, tre teppistelli sbandati e balordi, in cerca del colpo che cambia la vita. Nel chiuso di uno squallido scantinato di una qualsiasi periferia metropolitana, progettano il rapimento di un bambino, puntando lì le carte sbagliate di un possibile riscatto, ma finiscono solo per implodere in un feroce gioco al massacro a tre e per azzerare ogni orizzonte di futuro.
Quasi un noir, sullo sfondo storico dei violenti anni ’70, poco prima dei rampanti e ottusi anni ’80. E sull’eco allusiva del sequestro vero, nel 1979, di Dori Ghezzi e Fabrizio De André, indimenticabile musicista-poeta, autore dell’album omonimo da cui è ripreso il titolo definitivo dello spettacolo. E come le nuvole gonfie minacciano di squarciarsi in pioggia, così esplodono le anime di Nico, Beppe e Pier, perdenti nella vita e perduti dentro di sé. Tre giovani attori, intanto, da tenere d’occhio, che per questo loro freschissimo lavoro a sei mani hanno anche ottenuto nel 2008 il patrocinio della Fondazione De André.
Angela Felice, Teatro Club Udine
Tre giovani attori, appena usciti dall’Accademia Nico Pepe (…) si sono messi insieme e insieme hanno scritto un testo e lo hanno inscenato. Il risultato, visto proprio a Udine nella sede della loro ex scuola, è decisamente confortante. Entusiasmo, voglia di fare, ma anche una buona preparazione, una certa scaltrezza drammaturgica e un’energica interpretazione fanno di Nuvole Barocche (…) uno spettacolo interessante, indicativo di quella necessità di fare teatro che investe le nuove generazioni. (…) La compattezza dell’impianto regala bei momenti, spettacolari e di notevole impatto visivo ed emozionale (…) il tutto, soprattutto nei costumi, con una puntuale, intelligente e ironica ricostruzione di quegli anni di piombo, cupo preludio al vuoto edonismo dei decenni successivi. Insomma, un debutto pieno di buoni propositi, ma anche di notevoli certezze.
Mario Brandolin, Messaggero Veneto
Hanno sfiorato di un soffio il traguardo. Ma sono giovanissimi e avranno tempo per fare centro. Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti e Luca Stano si sono diplomati attori quest’anno, dopo tre anni di corso all’Accademia “Nico pepe” di Udine, ma hanno già convinto la giuria di un premio nazionale. (…) Sette erano i finalisti, invitati a presentare il loro lavoro a Roma, tra i quali è emerso “Nuvole Barocche”, bella prova teatrale e soprattutto fisica sullo sfondo del decennio che in Italia, soprattutto in Sardegna, vide moltiplicarsi il fenomeno dei rapimenti, con il caso esemplare del sequestro di Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi.
Roberto Canziani, Il Piccolo di Trieste
